Le scarpe artigianali come secoli fa

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Nel piccolo laboratorio calzaturiero sotto i portici di Santhià sembra di esser tornati indietro di almeno due secoli. Nel laboratorio di Davide Pastore, calzolaio artigiano, la tecnologia è bandita. Al posto delle colle industriali, si usa il fissante prodotto dalla fecola, dalla gelatina oppure dall’osso di cervo. I tacchi delle scarpe si fanno solo in legno, lavorato a mano con un coltello forgiato: si pressa con un mattarello, perché ad oggi il giovane calzolaio non ha trovato nulla di più utile e pratico. Davide Patore ha aperto la sua calzoleria fuori dal tempo circa un anno fa. «Non sono scarpe con prezzi accessibili a tutti – spiega -. Si parte da 700 euro per una scarpa da donna per arrivare a toccare i 2600 per una calzatura da uomo. Ma è anche vero che questi modelli, con la dovuta manutenzione, arrivano a durare fino a 20 anni». Qui nulla è lasciato al caso: come 200 anni fa gli aghi usati per realizzare le creazioni sono con setole di cinghiale, i disegni delle scarpe sono fatti a mano e il filo è creato con una intrecciatura a mano. Lino e corteccia, al posto delle colle, evitano l’umidità e danno sostegno al piede. Anche i chiodi sono fatti di legno di pioppo. Infine per dare una sfumatura al colore, si mettono le scarpe a stagionare in fossa con paglia e cortecce. «Dopo un riposo di quattro mesi la calzatura è pronta. E ha un’anima, se anche questa è in pelle, tra fodero e tomaia, e ne mantiene inalterata la struttura». Un vera maestria artigiana, unica e irripetibile.

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