Tutto ciò che una donna non è: ode a Christian Louboutin

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scarpemagazine louboutinDi una donna che indossa scarpe eccessivamente estrose, troppo fuori dalle righe, esageratamente eccentriche, non ricordiamo quasi mai la bellezza. Di una donna che decide di affidare a delle calzature molto stravaganti il ruolo di presentare al mondo la propria originalità finiamo per ricordare, puntualmente, solo le scarpe. Il che è un peccato, perché una donna non è riducibile alle scarpe che porta e non è giusto che lo sia: sono le donne a indossare le scarpe, non le scarpe a indossare le donne. La capacità di distinguere una donna da ciò che ha addosso deve essere prerogativa non solo di ogni signora e signorina, ma anche e soprattutto di coloro che si occupano del loro aspetto, dei loro vestiti, dei loro accessori. A nessuna donna piace essere messa in disparte o passare in secondo piano: lo stilista che crede che l’abito dovrebbe coprire la donna, rivestirla, essere protagonista del suo aspetto, farebbe bene a cambiare mestiere e a lasciare spazio a coloro che hanno capito che le donne vanno esaltate, abbracciate e mai celate da ciò che indossano. È una verità semplice e sorprendente, come tutte le cose semplici: l’unico posto veramente giusto per una donna è il primo posto.

“Quando una donna acquista un paio di scarpe, non guarda mai la scarpa. Si alza e si guarda allo specchio, guarda il seno, il sedere, di fronte, di lato, bla bla bla. Se si piace, allora considera la scarpa”. Sono parole, queste, di Christian Louboutin, uno dei pochi uomini al mondo che non hanno bisogno di presentazioni perché il loro stesso nome di battesimo costituisce una sorta ti titolo onorifico, di grado: quello è Christian Louboutin; c’è altro da aggiungere?
Ciò che rende irraggiungibile questo stilista non riguarda, in prima istanza, il prodotto che vende. Tutto ciò che troviamo in commercio è sempre figlio di un pensiero, di un’idea: per capire la grandezza di un prodotto, bisogna capire la grandezza dell’idea che l’ha partorito. Il pensiero vincente che si cela dietro le scarpe di Louboutin si basa su un’evidenza incontrovertibile: Louboutin non produce scarpe da donna, Louboutin produce scarpe per le donne. Il punto di partenza del suo lavoro non è il trend da lanciare o il prodotto da vendere, ma la donna che dovrà indossarlo e renderlo parte della sua quotidianità. Vendere un paio di scarpe non significa mai venderle e basta, significa sempre venderle a qualcuno. Louboutin questo lo sa e si interroga, continua a porsi da più di vent’anni una domanda che ancora non accenna a perdere senso: “chi sei tu, donna?”. Una domanda di questo calibro non può che avere la forma di un sussurro, di un impeto di umiltà, di un guizzo che non ambisce, certo, a trovare risposta. Una domanda del genere vive del proprio essere domanda, si corrobora nella mancanza di una risposta e dà vita, proprio in virtù di ciò, a un moto perpetuo, il cui scopo è colmare di qualcosa che possa somigliare a una donna il vuoto incolmabile che riempie il precipizio che separa la domanda di cui sopra dalla risposta che le corrisponderebbe, se solo ne esistesse una.

Christian Louboutin
Christian Louboutin

Non potendo dire cosa sia una donna, probabilmente Louboutin, come tutti i grandi (e pochi) uomini in grado di produrre qualcosa che esalti l’ineffabile concetto di “donna” si è concentrato sullo sterminato elenco di cose che una donna, certamente, non è. Una donna, qualsiasi donna, non è seconda a nessuno. Una donna non è brava a parlare di sé perché, nella maggior parte dei casi, dovrebbe dire cose che non saprebbe tradurre in linguaggio nemmeno lei. Una donna non è in grado di affrontare un’esistenza senza amore, perché la natura stessa l’ha concepita per essere veicolo della vita. Una donna spesso non è facile da afferrare nemmeno per chi è donna come lei, perché una donna non è mai l’esponente di un genere, ma sempre la portavoce di un universo singolo e impenetrabile. Una donna non è in grado di gestire l’idea di avere addosso qualcosa che sia meglio di lei. Una donna non ci sta a perdere il ruolo di fulcro della propria esistenza, nemmeno quando si tratta della parte estetica del suo stare al mondo. Una donna non ci sta a sentirsi rispondere dallo specchio, servo delle sue brame, che c’è qualcuno (o qualcosa), nel reame del suo corpo, che sia più bello di lei. Le scarpe devono valorizzare la donna, ma non devono toglierle l’attenzione che merita, devono esaltare le sue forme e non offuscarle, devono rendere giustizia alla sua corporeità ma non metterla in secondo piano. Per colmare il vuoto che c’è fra la domanda eternamente ricca di senso sulle donne e la sua non-risposta, Louboutin costruisce scarpe. Non scarpe qualunque, ma scarpe in grado di rendere ogni donna più bella senza rubarle la piazza, di conferirle qualcosa in più senza chiederle nulla della propria essenza in cambio, di regalarle un tocco di meraviglia senza offuscare la sua immagine. “Tu, donna, sei la più bella del reame, non c’è Biancaneve che tenga, e io sono qui per renderti, se possibile, ancora più bella”: questo sussurrano le meravigliose scarpe di Christian Louboutin: “e se c’è qualcosa, che non sia tu, a dover spiccare, a dover stonare col resto, è bene che questo qualcosa resti alle tue spalle, come una scia, un bagliore che esalti il ricordo di te, una suola rossa che calpesta tutto ciò che incontra e non si lascia calpestare da niente al mondo”.

Valter Casini

Editor in Chief

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