Frēda Salvador: il brand di San Francisco tra innovazione e comodità

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Scarpe-Magazine_MeganPapay-CristinaPalomoNelson

In un mercato in cui la competizione è dominata troppo spesso dall’imitare le idee altrui, è davvero una ventata di aria fresca imbattersi in marchi che fanno dell’originalità la loro vocazione. È esattamente questa la sensazione che si prova quando si incorre nel brand Frēda Salvador.

Freda-Salvador_ScarpeMagazine2Il marchio nasce nel 2011 non a New York né a Los Angeles – le due capitali dello stile – bensì a San Francisco, dall’unione geniale delle menti di Megan Papay e Cristina Palomo-Nelson, due donne così in sintonia da completare l’una le frasi dell’altra. Il nome del brand deriva da una parte da Frida Kahlo, la pittrice dell’esser donna di cui le due partners dichiarano di amare la “tostezza”, e, dall’altra, dall’En Salvador, stato in cui la famiglia di Palomo-Nelson opera da anni nel settore calzaturificio.

 
Le due donne hanno fondato il brand con un obiettivo e un’estetica comune: “Volevamo che le scarpe parlassero di per sé, che fossero belle, avessero un design incredibile e fossero semplicemente interessanti – afferma Palomo-Nelson – nonché che, una volta che le metti e le indossi per un paio di ore, tu sia meravigliata da una gradevole sorpresa: ‘Cavolo, non fanno male!’”.

ScarpeMagazine3Le Frēda Salvador sono la testimonianza che confort e stile non si debbano per forza escludere a vicenda. Dettagli geniali come frange removibili e cinghie dalle forme particolari le rendono speciali. I materiali, pellame di lusso e componenti di alta qualità, vengono lavorati in un laboratorio a conduzione familiare in Spagna. La filosofia artistica del marchio è ben delineata nelle parole di Papay: “La silhouette della scarpa deve essere semplice, classica e comprensibile.” A questa base vengono aggiunti particolari che la trasformano in qualcosa di originale e mai visto.  “Alla fine della giornata facciamo di tutto per assicurarci che quello che abbiamo ideato non esista già – racconta Palomo-Nelson – e, nel caso dovesse accadere, ci chiediamo: ‘Cosa possiamo aggiungere affinché la nostra creazione diventi unica e conservi il nostro punto di vista?’”

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