Il linguaggio delle scarpe

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Le scarpe fanno parte essenziale dell’abbigliamento e come tali seguono le leggi della moda e le regole comportamentali ad esse connesse. La moda non è espressione di comportamenti capricciosi ed instabili ma ha radici profonde nella storia e nella cultura.

Ciò che ci mettiamo addosso, nei piedi, sulle spalle e in testa è il risultato di una scelta individuale, ma non del tutto autonoma: tante scelte individuali costruiscono comportamenti collettivi che come abbiamo appena affermato sono influenzati da quella cultura che assorbiamo a vari livelli, più o meno palesi, più o meno nascosti.

Sia il vestito che le scarpe costituiscono pertanto un sistema di segni, attraverso il quale noi diciamo chi siamo, ma anche che cosa vogliamo essere. L’abbigliamento ha, storicamente, un ruolo primario di protezione, ma questo è ormai acquisito e scontato; ciò che conta, nella scelta che ogni giorno facciamo davanti allo specchio dopo avere ispezionato il guardaroba e la scarpiera, è l’immagine che vogliamo dare di noi stessi, possibilmente di migliorarla e se necessario correggere eventuali difetti o imperfezioni del corpo.

Contrariamente al detto popolare, l’abito fa il monaco; chi vuole indurre in errore e dare una immagine diversa ed ingannevole deve trovare l’abbigliamento adatto, ma anche questa è comunicazione.

L’insieme dei vestiti costituiscono pertanto un sistema di segni, che a sua volta fa parte di un sistema moda che ha le sue radici nella cultura del tempo. Anche « non seguire la moda » è un segno e lo si vede bene da come uno è vestito.

Quanto detto è ormai acquisito dalla cultura contemporanea, dalle scienze del comportamento fin dai lontani anni ’70 del secolo scorso.

Roland Barthes e il significato culturale della moda
Roland Barthes

Un testo diventato famoso, per gli addetti ai lavori, teorizzò il sistema :« Il sistema moda », per l’appunto di Roland Barthes, Parigi 1973. Barthes, francese, era un filosofo strutturalista, ebbe grande notorietà ai suoi tempi.

Vi è un film che sia pure non intenzionalmente da una dimostrazione di come il corpo sia, vestito o meno, strumento di comunicazione attraverso quello che ci si mette addosso.

Il film è « La guerra del fuoco », 1981, di Jean-Jaques Annaud, il regista che deve la sua notorietà soprattutto ad un’altra sua opera « Il nome della Rosa » ispirata all’omonimo libro di Umberto Eco.

La vicenda è ambientata nella preistoria; il protagonista è un uomo delle caverna, è alla ricerca del fuoco e vive con la sua tribù in luoghi freddissimi, in mezzo ai ghiacci. Il suo abbigliamento è poco comunicativo, le pelli con le quali si copre servono quasi esclusivamente per proteggersi dal freddo. I piedi sono avvolti da pelli tenute insieme da solidi legacci. Sono calzature, ma non ancora scarpe. Il giovane cavernicolo parte alla ricerca del fuoco, quello che avevano è stato disperso a seguito di scaramucce con altre tribù per il possesso del fuoco stesso. A quei tempi non sapevano come accenderlo, bisognava andare a cercarlo nella natura.

Non racconteremo la trama, ma racconteremo solo quanto interessa il nostro discorso. Il cavernicolo viaggia a lungo e arriva in un luogo torrido. I componenti della tribù che incontra sono nudi, non hanno bisogno di proteggersi dal freddo. Ma non sono veramente nudi, hanno il corpo dipinto, di fatto si sono disegnati gli abiti addosso. Da come è decorato il corpo si intravvedono i segni che esprimono la personalità di ogni soggetto, il suo ruolo e rango nella società tribale.

L’essere umano usa vestiti per proteggersi e comunicare, se il vestito non serve allora si comunica col corpo dipinto.

Le scarpe fanno anch’esse parte di questo sistema comunicativo. Il sistema di protezione è tuttavia più palese, non a caso l’etimo evoca lo scudo.

I piedi sostengono in corpo e quindi una maggiore cautela è consigliabile nel vestirli. Non sono sempre belli da vedere e vanno spesso corretti e truccati.

Tuttavia le calzature possono dare un grosso contributo a migliorare il corpo per meglio comunicare la nostra personalità. I tacchi alti accrescono il fascino femminile, ma in alcuni casi possono pure migliorare la camminata e il portamento.

Coco Chanel
Coco Chanel

Coco Chanel nel 1957 invento’ la scarpa che in seguito verrà chiamata infatti Chanel. Se è vero che per l’estetica femminile il piede deve essere piccolo e la gamba lunga il suo modello perseguiva questo fine. La punta nera faceva piccolo il piede e la tomaia beige, color carne, allungava la gamba.

I significati della calzatura sono spesso reconditi ed affascinanti, ne parleremo ancora.

 

Mauro Marabini

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